di Redazione, Comunicato stampa Pressroom Università di Trento pubblicato il 25 luglio 2024.
Lo studio realizzato nei laboratori di ricerca dell’Istituto italiano di Tecnologia di Rovereto, dell’Università di Trento e dell’Università di Pisa è stato pubblicato sulla rivista Science Advances
Un team di ricercatori e ricercatrici dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Rovereto, coordinato da Alessandro Gozzi e in collaborazione con le Università di Trento e di Pisa, ha identificato un meccanismo biologico in modelli preclinici che spiegherebbe perché l’autismo si riscontra più frequentemente in individui di sesso maschile.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, fornisce nuove importanti informazioni per la ricerca di base sull’autismo, evidenziando dei meccanismi biologici fino ad oggi per la gran parte sconosciuti, che contribuiscono a questa prevalenza di genere.
I disturbi dello spettro autistico sono un insieme eterogeneo di disturbi del neurosviluppo caratterizzati da deficit nella comunicazione e nell’interazione sociale in molteplici contesti e tipi di comportamento. In Italia si stima che circa 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) presenti un disturbo dello spettro autistico con una prevalenza nei maschi 4,4 volte superiore rispetto alle femmine (“Progetto Osservatorio per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico” co-coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute, ultimo aggiornamento 14/03/2024).
Il team di ricercatori ha identificato un nuovo meccanismo biologico legato al gene Ube3a, noto alla comunità scientifica per codificare un enzima chiave nel processo di degradazione delle proteine. Le persone con una diagnosi di autismo spesso presentano sovraespressione cromosomica di questo gene e circa l’1-2% dei casi totali di autismo è associato a questo tipo di alterazione genetica.
In questo studio, i ricercatori hanno dimostrato come la sovraespressione di Ube3a, in presenza di ormoni sessuali maschili, attivi un meccanismo di disregolazione a cascata di centinaia di geni chiave coinvolti nell’autismo, paragonabile al knockout genico.
Il team multidisciplinare ha condotto analisi su un modello murino con sovraespressione del gene Ube3a. Utilizzando test comportamentali e studi di mappatura cerebrale non invasiva tramite risonanza magnetica, i ricercatori hanno individuato che nel campione composto da maschi e femmine, solo i maschi manifestavano stereotipie comportamentali e alterazioni nella connettività cerebrale riconducibili allo spettro dell’autismo. Questo dato suggerisce che la maggiore prevalenza di autismo in individui di sesso maschile è determinata da meccanismi genetici sesso dipendenti.
“Il nostro studio dimostra quello che si sospettava da tempo: ovvero che meccanismi genetici controllati dagli ormoni sessuali contribuiscono in modo fondamentale allo squilibrio diagnostico tra maschi e femmine che si osserva nell’autismo” ha dichiarato Alessandro Gozzi, coordinatore dello studio. “La sfida è ora capire quanti e quali altri meccanismi contribuiscono alla prevalenza di genere in autismo”.
“Questo risultato rappresenta un passo avanti verso la comprensione del complesso puzzle genetico che si cela dietro l’autismo” spiega Michael Lombardo, ricercatore IIT coinvolto nello studio.
Commento di Alessandro Bruni. Certo è che la ricerca scientifica si sta esprimendo verso una maggiore conoscenza della presenza dello spettro autistico nei bambini, e maschi in particolare. Ma altrettanto certo è che l'approfondimento non significa che si è vicini alla soluzione del problema. Anzi sembra quasi che il problema sia sempre più complesso sul piano biologico e sul piano dell'evoluzione di ogni singolo bambino. Tutto sommato è un vecchio problema che affigge la neurodiversità che nella ricerca biologica è rivolta a scoprire meccanismi generalizzanti, mentre la ricerca psico-cognitiva è alle prese con un autismo specifico per ogni bambino. La notevole ed apprezzabile significatività di questa ricerca deve fare i conti sulla dimensione degli stessi dati espressi: Le persone con una diagnosi di autismo spesso (quanto spesso?) presentano sovraespressione cromosomica di questo gene e circa l’1-2% dei casi totali di autismo è associato a questo tipo di alterazione genetica. A fronte di questi dati di base sorgono due considerazioni che non sminuiscono la ricerca svolta, ma che sottolineano quanto l'autismo sia ancora lontano da una comprensione a causa di una complessità e variabilità sia genetica che di evoluzione cerebrale: a) sperimentazione svolta su animali di laboratorio; b) bassa incidenza della sovraespressione di Ube3a (1-2%) negli autistici.